Come ogni anno Mediobanca, che una volta era considerato il “salotto buono” della finanza italiana, ha pubblicato il suo report sul mercato del vino italiano.
Già le premesse meritano una riflessione: -2,8 % le vendite e -3,4 % l’export; meglio i vini premium rispetto agli altri.
Bene, ma cosa si intende infatti realmente per vini premium ?
Il vino è, per definizione un bene voluttuario, non indispensabile per la vita: l’acqua è un bene essenziale, ma il vino no e si potrebbe anche vivere (per me male !) tutta una vita senza mai assaggiare una goccia del nettare divino (provate a chiedere all’AI quante volte compare la parola “vino” nella Bibbia !)

Giotto, Le nozze di Cana, Cappella degli Scrovegni
Molto probabilmente molti operatori non sanno esattamente cosa ricomprenda il termine “premium”.
La dimostrazione di ciò è rappresentata da un altro dato che sistematicamente caratterizza il mercato italiano dei vini: l’Italia è da anni il maggior produttore mondiale di vino ma è solo il secondo per valore della produzione, ovviamente dietro, come sempre, alla Francia.
Un dato che però non viene fornito è quale sia il prezzo medio di vendita di una bottiglia di vino italiano.
Infatti un dato simile sarebbe sconfortante, certamente se paragonato a quello della Francia che, già da diversi anni ha iniziato massicce campagne di espianto di ettari vitati (soprattutto nella zona di Bordeaux).
E se ciò non bastasse, il report ci dice che circa l’ 80 % dei produttori non solo ha registrato un calo dei consumi pro capite ma si aspetta che il fenomeno si incrementi per il futuro.
Qual’ è dunque una delle soluzioni proposte: “il focus resta su una produzione di qualità”.
Bene, ci si deve però domandare quanto tempo impiegheranno i produttori a capirlo, visto che ancora si afferma che: “soffre di più la fascia di prezzo intermedia”!
Sulla scorta di questi dati Vi invito a fare una verifica: posto che secondo il report il top player italiano è Cantine Riunite Giv, provate a reperire il dato delle bottiglie prodotte da questo operatore e dividere il fatturato per il detto numero.
Alla mia domanda l’AI ha risposto così:
“Con un giro d’affari di 676,6 milioni, alimentato in gran parte dal controllato Gruppo italiano Vini, e 197,2 milioni di bottiglie prodotte, la cooperativa Cantine Riunite & Civ guida la classifica delle imprese vinicole italiane per fatturato”
Bene quindi, se la matematica non è un’opinione: 676.600.000 diviso 197.200.000 = € 3,43 a bottiglia !
Il risultato non ha bisogno di ulteriori commenti.
IL FUTURO CHE NON SI VUOLE VEDERE
Visto che questi report, anno dopo anno, sembrano riportare una realtà sempre tendente al ribasso, l’unica soluzione è quella di investire nella produzione di meno vino ma di più alto valore aggiunto, un pò sulla falsa riga del mercato dell’orologeria.
I vini a basso prezzo non dovrebbero nemmeno chiamarsi vini, al più “bevande alcoliche”. Il loro destino è simile a quello di un prodotto ormai uscito dal mercato : il cosiddetto “vino” novello che, per inciso enologicamente non era vino !
Quanti anni ci sono voluti per capire che era un prodotto che avrebbe danneggiato l’intero settore del vino ?
Anche il fenomeno dei vini “senza alcol” (che normativamente è un non senso !) ritengo avrà breve durata.
Si deve invece investire sui grandi vini, da bersi con moderazione in quanto prodotti rari e di grande qualità perchè realizzabili in piccole quantità.
Si deve però ripensare anche al consumo dei vini nei ristoranti, soprattutto in quelli stellati.

In tutti i 3 stelle Michelin d’Italia si trovano più o meno gli stessi top wines, mentre i piatti serviti sono qualcosa di esclusivo di ogni singolo ristorante.
Quindi si deve introdurre anche la formula del diritto di stappo (la Locanda Locatelli già lo faceva a Londra) oppure proporre una serie di bottiglie in abbinamento con i menù degustazione (ordinabili fin dalla prenotazione del tavolo) a prezzi ragionevoli e senza ricarichi assurdi, che, oltretutto, risultano indigeribili per i veri appassionati del vino che conoscono i reali prezzi di dette bottiglie.
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