Quest’estate un titolo ha attirato la mia attenzione:
“Il mistero del Barolo Tabai: niente cantina ma bottiglie da mille euro”
Posto che non avevo mai sentito prima parlare di questo barolo, ho svolto alcune ricerche.
Apprendo quindi che cantina Tabai con il suo Barolo Riserva 2016 si accredita tra le etichette più esclusive al mondo, con quotazioni record.
Il marchio Tabai però sembra essere riconducibile ad una società iscritta alla CCIAA di Milano e Monza e con sede, guarda caso, a Milano proprio in viale Monza!
Dal sito aziendale, ai primi di settembre, però si apprende che:
“L’azienda nasce nel 2012 dalla passione per il vino tramandata da diverse generazioni. Nell’incontaminato paesaggio vicino a Castiglione Falletto, oggi come allora siamo orgogliosi di coltivare ogni giorno con passione ed entusiasmo le nostre terre, per offrire agli appassionati tutta la bellezza e unicità del Piemonte”
Sempre nella schermata iniziale è riportato che la lista di attesa minima per avere le bottiglie e di 8/24 mesi, ma poi, cliccando sullo shop, queste sembrano essere tranquillamente ordinabili, a prezzi molto elevati (circa € 210 alla bottiglia).
E per giustificare un simile prezzo sul sito si segnalano i premi riconosciuti dai principali critici interazionali “conferiti al produttore”. In che senso ?

Nel senso che, da un’accesso successivo al sito si apprende che:
“la Tabai barolo affida la produzione dei vini barolo ad una piccola cantina delle langhe”
Dal che ne deriva che forse la Tabai al più è un rivenditore/etichettatore di barolo prodotto da un’altra cantina.
Il che, beninteso, non è vietato dalla legge, ma pone dei forti interrogativi sulla giustificazione di simili prezzi di vendita.
A meno che la piccola cantina non sia una delle più blasonate in Langa: ma così non sembra !
Ancora più strano poi il fatto che si dichiari che Tabai è:
“Una ’azienda di famiglia che nasce nel 1970 dalla passione per il vino tramandata da diverse generazioni con piccola produzione di vino nell’alto mantovano”.
Cambiando regione e vino, tra le notizie di cronaca nera di fine settembre ho trovato un altro titolo:
“Fermato per omicidio il produttore del vino bianco più caro del mondo”
Quando ho letto il titolo sopra riportato, mi sono subito domandato come fosse possibile che un produttore di vino della Borgogna si potesse trovare in Sardegna e li commettere un omicidio (forse perché, trovandosi lì in vacanza, aveva deciso di farla finita con la moglie !!)
In effetti poi, dalla lettura dell’articolo, disponibile sul sito on line di uno dei più importanti quotidiani italiani, si apprendeva che l’indagato:
“È conosciuto a livello internazionale come l’imprenditore che ha lanciato sul mercato il vino bianco italiano più caro del mondo”
Devo dire che anche la precisazione, dal punto di vista lessicale, lascia qualche perplessità, posto che al più si sarebbe dovuto dire “il vino bianco più caro d’Italia” considerato che certamente esso non è il vino bianco più caro al mondo e, al di fuori del ns. bel paese, non si può produrre un vino italiano !
Detto questo mi sono però ricordato del motto: “Un cane che morde un uomo non fa notizia ma un uomo che morde un cane si !”
Quindi ci può stare che i titoli dei giornali siano spesso più sensazionalistici di quanto non sia la realtà.
Nello specifico il vino si chiama Disco volante, è prodotto dalla cantina Concaentosa e, sul sito aziendale, è in vendita a € 1.300 alla bottiglia.

Detto questo, esaminando questi due casi dal punto di vista del marketing, essi si prestano a molteplici riflessioni:
- Esistono vini bianchi fermi italiani che si possono annoverare tra i fine wines ?
- Visto che i fine wines di norma sono vini destinati ad essere apprezzati dopo lunghi affinamenti, esiste in Italia una cultura ed una produzione di vini bianchi da invecchiamento ?
- E, infine, ma veramente un vino caro può anche considerarsi di per sè un grande vino ed un vino da investimento ?
Rispondendo alla prima domanda ad oggi, da un esame dei lotti presenti nelle principali aste, si può rispondere che solo pochi bianchi fermi italiani rientrano nella categoria dei fine wines: i trebbiani d’Abruzzo di Valentini ed Emidio Pepe, il Cervaro della Sala di Antinori, l’Ornellaia bianco di Frescobaldi, il Vintage Tunina di Jermann e, solo recentemente, il Timorasso dei Vigneti Massa.
Quindi, rispetto alla Francia, possiamo dire che il numero di vini biarchi annoverabili tra i fine wines e assolutamente limitato.
Perché quindi sono cosi pochi ? Ovviamente perché in Italia non vi è una consolidata cultura sui vini bianchi di lungo affinamento e conseguentemente non vi è una grande produzione di simili vini.
Sicuramente questa lacuna deve essere colmata ed i produttori devono seriamente pensare ad investire per insegnare ai loro clienti a degustare ed apprezzare quei pochi vini bianchi italiani che possono reggere con successo i lunghi affinamenti.
Venendo infine alla terza domanda, quella sicuramente che maggiormente mi interessa, premesso che gli esempi in materia si sprecano (si pensi al fenomeno degli swatch di diversi anni fa od alle figurine di quei mostriciattoli giapponesi) non è mia intenzione dilungarmi in dissertazioni su marketing dei beni di lusso.
Semmai voglio basarmi su dati oggettivi.
Il disco volante di Concaentosa risulta essere stato prodotto solo dal 2020.
Sul sito aziendale non vi è alcun elemento utile a giustificare il prezzo di né in termini di bottiglie prodotte, né di ettari vitati o di tecniche di allevamento delle uve o di lavorazione particolarmente complessa (si pensi ad esempio alla complessità di produzione di un Sauterns od ai lunghi affinamenti di certi baroli).
Men che meno simili giustificazioni si trovano sul sito del barolo Tabai.
Vendo poi alle aste, del barolo non ho trovato traccia, mentre del bianco sardo ho trovato un lotto, composto da una sola bottiglia andato invenduto in due aste consecutive nel 2024 ad un prezzo base di € 700 (ovvero meno della metà del prezzo sul sito aziendale).
Che dire quindi:
Posto che per me chi riesce a vendere un prodotto ad un prezzo che non trova una apparente giustificazione ha comunque ragione (sempre che mi dimostri di averlo venduto tutto !) ritengo che questi siamo una dimostrazione di come non approcciarsi al mercato dei fine wines.
