ALCUNE RIFLESSIONI SUL FURTO DA ANTINORI

 

PREMESSA

Lo scorso 4 di ottobre tutti i giornali riportavano questa notizia:

Vini pregiati, maxi furto; 30mila bottiglie Antinori sparite

I ladri sono entrati nella sede logistica della celebre azienda vinicola a Cortona, in provincia di Arezzo, e si sono trovati come in un Louvre dell’enologia, con bottiglie preziose come gioielli.

E il patron del famoso Tignanello ha una certezza: “Sapevano bene cosa avrebbero trovato”.

I ladri, sono venuti con i tir,  hanno caricato, con i muletti aziendali, tutta la merce pronta per essere spedita. Solo che è partita sui camion sbagliati.

I Ladri, sono riusciti a disattivare l’impianto di allarme ed erano mascherati per eludere le telecamere di video sorveglianza: infine le targhe dei camion erano false.

Il valore del furto è stato stimato in circa  5 milioni di euro considerato che sono state rubate circa 30 mila bottiglie della produzione Antinori più pregiata: parliamo di Guado al Tasso, Solaia, Tignanello, tutte dell’annata 2023.

Da segnalare che Antinori ha invitato tutti gli operatori ed i collezionisti a prestare attenzione a possibili offerte particolarmente basse di vini di quella annata.

 

LE RIFLESSIONI

Fino qui la notizia, ora alcune considerazioni a quasi un mese dal furto e senza che le indagini abbiamo portato ad alcun risultato.

Per prima cosa di deve evidenziare che i ladri non solo sapevano cosa rubare ma anche cosa… non rubare !

Se infatti le tre etichette rubate sono tra le più prestigiose della produzione Antinori, non sono però le sole.

Ovviamente non è possibile sapere quante bottiglie fossero stoccare a Cortona ma è significativo che quella che è di fatto la bottiglia della produzione Antinori ad oggi più cara, ovvero Matarocchio, non sia stata oggetto del furto e nemmeno quello che viene definito come “Unicorn wine” ovvero San Walfredo.

San Walfredo

La risposta a questa domanda è molto semplice: queste due bottiglie, seppur molto prestigiose e rare (la produzione annuale di San Walfredo non supera le 8.000 bottiglie) praticamente sono inesistenti nel mondo delle aste di fine wines.

Se nessuno le conosce, non vale la pena rubarle !

Veniamo poi alle implicazioni connesse al furto soffermandoci sul caso Solaia.

Secondo i giornali a fronte di una produzione di 60.000 bottiglie ne sarebbero state rubate almeno 5.000, ma qualcuno ha parlato anche di 10.000.

Orbene, anche considerando un numero pari a 6.000, si tratterebbe comunque di una percentuale pari al 10 % della produzione totale.

Quindi in apparenza potrebbe essere anche facile individuare quelle rubate.

Qui però nascono i problemi.

Infatti essendo già trascorso quasi un mese dal furto, su diversi siti di vendite on line cominciano a comparire le prime casse da 3 di Solaia.

Orbene, non dubitando che tutte quelle oggetto di vendita siano di provenienza lecita, non si può non notare che tutte riportano sul fianco della cassa un identico numero di lotto, anche quelle che sono state oggetto di spedizione prima del verificarsi del furto.

 

Essendo spesso le casse vendute sigillate, la eventuale verifica delle singole bottiglie ivi contenute potrebbe avvenire ovviamente solo dopo aver perfezionato l’acquisto.

Al riguardo poi della verifica di autenticità delle singole bottiglie, come evidenziato anche dai commenti su diverse chat, l’app  di  Antinori per verificare l’autenticità delle bottiglie per il tamite del QR code posizionato sul collo non funziona da anni.

Sentita quindi informalmente la cantina, si è appreso che questa non è stata più aggiornata (in pratica, per chi c’è l’ha, disinstallatela !) ma è possibile procedere fotografando con il telefonino direttamente il detto QR collocato sulle bottiglie.

In effetti questo sistema funziona, avendolo provato personalmente su altre bottiglie di annate precedenti ma fornisce informazioni molto generiche.

Resta però il dubbio se qualcuno conosca il contenuto delle singole casse e quindi i codici delle singole bottiglie rubate.

Tutta questa incertezza potrebbe quindi portare ad un risultato perverso: posto che nessun cliente finale può verificare con certezza la provenienza lecita o no delle bottiglie dell’annata 2023, ciò potrebbe portare ad un “ostracismo” di tutte le bottiglie di detta annata per evitare ogni problema (il solo possesso di un bene rubato già configura il reato di ricettazione !)

Ancora non è dato sapere se il sistema di riconoscimento dell’autenticità delle singole bottiglie possa far scattare un alert nel caso in cui quella fotografata sia tra quelle rubate.

Se infatti il sistema fosse in grado di riconoscere il numero od altro dato personale di chi effettua la foto (magari di una bottiglia non sua che vuole verificare prima di acquistarla) non voglio immaginare le conseguenze !

CONCLUSIONI

Posto che il vino non si può “scomporre” come i gioielli rubati al Louvre che, in quanto invendibili, sono stati sicuramente “venduti” come pietre preziose singole non più incastonate nei monili originali, per fermare alla radice i furti di vino, bisogna individuare sistemi di tracciabilità efficienti ma semplici e di facile e sicuro uso anche da parte anche dei semplici appassionati di vino.

Se già la cassa è tracciabile, i ladri saranno meno stimolati a rubarla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.