Vinitaly 2026: luci, ombre e masterclass

Trascorso un lasso di tempo sufficiente per poter avere un quadro completo ed “a mente fredda” dell’andamento dell’evento, proviamo a fare qualche considerazione.

Prima i dati: 90.000 visitatori con presenze provenienti da 135 paesi (cinque in più rispetto al 2025), registrando però un calo del 7% rispetto alle 97.000 del 2025.

Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha dichiarato: “Siamo soddisfatti perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato”.

Nulla da dire sull’organizzazione e sulla logistica (quest’anno ho sfruttato il percorso pedonale da e per la stazione che è davvero competitivo) ma qualche nota negativa in merito ad alcuni stands difficili da trovare (su tutti quello di Aldo Rainoldi a cui mancava anche il numero !)

MASTERCLASS E TOP WINES

Da diverso tempo ormai ho capito che per avere il polso della situazione dei top wines è quanto mai opportuno partecipare alle relative masterclass.

Si inizia domenica con la Masterclass della famiglia Lunelli, dedicata al Giulio Ferrari ed alle riserve.

Condotto da Marcello e Matteo Lunelli con la collaborazione dell’enologo Brun, l’evento, pur  a inviti, non vede la sala piena.

Questo però sarà una costante in tutte quelle a cui ho partecipato.

La lista vini era di tutto rispetto:

Le annate di Riserva del fondatore partono dalla 2006 (in magnum ed in edizione limitata) fino alla 2015.

Ancora un Giulio Ferrari Collezione 2007 oltre a diverse Riserve Lunelli a partire dal 2007.

Al riguardo, come ho già avuto modo di esporre anche all’azienda nel corso del mio ultimo incontro, a mio personalissimo giudizio, Ferrari ha in catalogo troppi top wines che confondono l’investitore: sarebbe forse meglio ridurli a 3 o 4 in modo che siano facilmente riscontrabili e monitorabili sul mercato delle aste.

Quasi in contemporanea con quella di Ferrari, una masterclass organizzata da Vini di Riviera (ponente ligure).

Al riguardo una conferma il Pigato u Bacan de La Bruna, vino in costante crescita di valore e prossimo a debuttare in modo stabile nel mercato dei fine wines.

Nel pomeriggio l’evento sui vini pugliesi di Castel del Monte che purtroppo ha registrato una scarsissima affluenza.

A livello regionale sempre da segnalare L’Es di Gianfranco Fino (anche se ovviamente non presente in degustazione).

Nel tardo pomeriggio infine un evento che, già dal titolo, lasciava presagire  grandi aspettative:

Le cantine top e i vini dell’enoturismo

Orbene, posto che a mio avviso esistono vini top e non cantine top, tra i relatori alcuni nomi importanti quali Argiolas, Salvatore Ferragamo (l’omonimo nipote! della Tenuta il Borro)  Marilisa Allegrini e Sandro Boscaini

Degustati Il Borro, Turriga e l’amarone Costasera di Masi.

Al riguardo dei primi due, sono sicuramente vini da tenere monitorati.

Arrivati a lunedì, un classico: l’evento Supertuscans annata 2021 paragonata al 2015.

Come sempre in degustazione 16 vini prodotti nella zona del chianti classico che però sono al di fuori della denominazione (e ciò dovrebbe far riflettere sul futuro del chianti classico ! )

Da segnalare Tignanello, Le pergole torte e l’Apparita.

Da considerare, per il futuro, Cepparello, Vigorello  (tanto per restare agli “ello” !) e il Cabreo.

Anche in questo caso sala non piena.

In piena pausa pranzo uno degli eventi sui quali riponevo molte aspettative:

Icone: cosa deve cambiare ?

Quattro i protagonisti: Tenuta San Leonardo, Allegrini (quelli dell’amarone!) Pio Cesare e Col d’Orcia

Premesso che San Leonardo ha portato in degustazione il Carmenere (vino prodotto da pochissime aziende ma oggettivamente misconosciuto) in relazione al tema del titolo non sono emerse proposte significative.

Il martedì poi ho concluso con la degustazione dei Brunello di Montalcino aderenti al consorzio con una deviazione sull’Asolo DOCG (che non ricordo se voglia ancora chiamarsi anche prosecco!) dettata dall’interesse per l’accoppiamento con il risotto al  tartufo nero di Treviso !

 

CONCLUSIONI

A tacer del fatto che purtroppo diverse masterclass di livello tendono a sovrapporsi (ed io ancora non ho il dono dell’ubiquità !) ho dovuto riscontrare che quasi tutte non hanno raggiunto il tutto esaurito, pur a fonte delle rilevanti etichette proposte in degustazione.

L’auspicio è che questa fase di calo sia giunta a conclusione e si cominci a rivedere un segno positivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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